Ieri pomeriggio sono entrato per l’ultima volta nella casa che mi ha dato riparo negli ultimi tre anni. L’abbiamo lasciata prima di essere inghiottiti con lei nelle viscere della terra, prima che il proprietario, una versione malriuscita ma altrettanto viscida di Arpagone senza lieto fine, senza redenzione, si decidesse a vendere ad un impresa di demolozione. Ce ne siamo andati. Quando passerò in quella via dalle finestre cadranno ricordi che ora non riesco a recuperare, ogni volte che penserò a quella casa affioreranno nuove briciole di vissuto…….per ora basta…il lavoro mi chiama!
Oggi è la prima domenica nella casa nuova! Mi sono svegliato per primo, ho preparato la colazione per entrambi ed ho letto qualche noiosa notizia su internet. Oggi, in teoria è anche un giorno di festa, un festa a cui non sono per nulla interessato,ma sono goloso e mi piace fare delle cose carine per la mia ragazza. Così sono uscito e le ho comprato qualche ovetto di cioccolato. Sono tornato e lei stava stendendo i panni sul balcone, mi ha sorriso! Oggi è una gran bella domenica!
Dopo quasi un anno mi sono ricordato di avere un blog. Come mille altre volte mi è tornata la voglia di giocare con le parole, inciampare nelle frasi e crollare rovinosamente tra i refusi. Durante questi mesi sono cambiati i luoghi ed i colori, ma anche gli avverbi e gli aggettivi. Le abitudini sono mutate, fiorite e poi appassite. Ci sarà tempo per riversare qui i ricordi oppure per emulsionarli nei giorni a venire ed ottenere una nuova crema per riassorbire le rughe che si sono formate. Ora vivo in una città differente, in una nuova casa, ho un gatto nuovo. Il mio lavoro consiste nell’ascoltare e rendere in digitale storie di vita, disgrazie per lo più. Queste sono le novità!
Ho trent’anni. L’età perfetta, si dice in giro. Né troppo giovane, gli scalpitanti anni dell’adolescenza sono un ricordo che nemmeno vorrei ripetere, né troppo vecchio per fare nulla. L’età in cui il mondo dovrebbe essere mio, il mio mondo; questo è il momento in cui dovrei avere tutte le chiavi, in cui dovrei scandire passi sicuri dal sapore lievemente marziale. Il momento delle scelte scandite dalla fermezza di un personalità in tutto il suo spudorato splendore. Il segmento di in vita in cui le mie spalle dovrebbero saper portare tutto il peso che la vita ti carica addosso, tutto il fango che le ruote del tempo in corsa, l’irraggiungibile macchina in perpetua eterna fuga, ti sputa addosso. Gli anni in cui si dovrebbe cavalcare sprezzanti, sapendo di avere tanto da dare al mondo, dopo tutto quello che gli è stato preso, dopo tutto il pericolo, vero e tremendo, che si è affrontato durante gli anni verdi, irridendo la vita, pensando, anzi avendo la certezza di essere immortali. Io lo sono stato. Io ero immortale, e ne ero consapevole. La sorte, il fato, la pura semplice ignobilissima fortuna, mi hanno dato ragione. Sono stato più forte delle onde cariche di sassi impazziti, più fuggevole e scivoloso di distese ghiacciate, ho avuto quell’insensato meravigliosamente stupido coraggio di infrangere limiti che avrebbero potuto distruggere la mia vita, ho sempre mantenuto il sangue freddo, la calma, il controllo solo perché sapevo di essere imprendibile, invincibile, il più furbo, quello più coraggioso, il più solitario, quello che non aveva paura nemmeno di restare solo. L’adolescenza non è altro che questo, una fraganza sudaticca dal sapore di immortalità, l’acre odore della vita che sbatti e terra prendendola per il culo. Gli anni dell’ignoranza, gli anni del tutto è permesso in “tanto domani mi alzo e sono bello uguale”, gli anni del “sono il più forte il più furbo non ho bisogno di nessuno”, gli anni del “non mi prenderanno mai”. Gli anni…fa tanto Max Pezzali, e mi odio per aver pensato a quella maledetta canzone; gli anni in cui ho sempre detestato essere nato perché noi degli anni ottanta non siamo mai stati capaci di combinare un cazzo, non abbiamo avuto una moda, vera solo nostra, abbiamo scimmiottato gli altri, i nostri miti, quelli veri non i miti da classifica per ragazzine in tempesta ormonale, li abbiamo rubati alle altre generazioni. Non siamo nemmeno stati capaci di trovare qualcosa che ci identifichi, siamo quelli senza eroi, senza miti, senza santi, (Qualcuno mi odierà per averlo citato). Non la rivorrei indietro la mia adolescenza per nulla al mondo, troppo pericolosa senza essere divertente, troppo odorosa senza avere un gusto tutto suo. Quella maledetta età in cui guardi il compagno secchione, sportivo, e ti chiedi “perché non sono come lui”
Ora che di anni ne ho trenta non faccio più cose pericolose, voglio solo una vita tranquilla, voglio solo essere un cazzo di uomo con la sua casa, la sua donna, il proprio lavoro, i lavori domestici da fare il sabato pomeriggio. Non è banalità, è la cosa più complicata di questo mondo di porci, di gente pronta a fregarti, in questo cazzo di mondo pieno di sorrisi smaglianti, di mani nelle tasche che nascondono coltelli. Ora che di anni ne ho trenta, ho un posto che posso posso chiamare casa, nel suo senso più puro, un luogo in cui voglio tornare perché ad aspettarmi c’è la persona che io voglio ci sia. Adesso che sono un trentenne sono comunque sminchio e rabbioso come prima, non cavalco il mondo ed ancora guardando i coetanei arrivati che sanno fare mille cose mi chiedo “perché non sono cole lui?”.
Ma in fondo sono contento di non essere così, massa di pecoroni. I miei trentanni sono meravigliosi….sarei andato avanti per ore, forse, ma ho perso la concentrazione ciò che volevo dire si è perso e sò che non tornerà più. In conclusione, tanto per abbassare i toni …andatevene tutti affanculo, ho ragione io.
Gli animali che ho mangiato prima della svolta vegetariana:
mucca, cavallo, asino, puledro, agnello, cervo, cinghiale, struzzo, canguro, oca, anatra, pollo, tacchino, fagiano, quaglia, formiche giganti, lumache,
rane e chissà cos’altro .
Crostacei, mitili,
la gran parte degli esseri pinnati dei nostri mari.
La scelta non è stata facile. Il cambiamento del mio modo di vedere le cose
è stato graduale ma, ad un certo punto ha preso il soppravento. Se è successo a me, può davvero accadere a chiunque.

